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Mercoledì 15 Febbraio 2012 15:48

Terre pubbliche, la priorità ai giovani

L’Agia plaude ai termini della vendita dei terreni del demanio, previsti dal dl liberalizzazioni. Così assicurata trasparenza e scongiurate speculazioni e infiltrazioni criminali.

 

Le nuove regole sulla dismissione delle terre demaniali convincono i giovani della Cia. Nell’articolo 66 del dl liberalizzazioni sono stati riscritti, dai ministri Catania e Passera, i parametri che disciplinano la vendita dei 350 mila ettari di terreni statali abbandonati, a cui l’Agia guarda da tempo come soluzione per il ricambio generazionale nel settore primario.

Allo stato attuale, secondo i giovani imprenditori della Confederazione, ci sono le condizioni di trasparenza sufficienti a scongiurare fenomeni speculativi e infiltrazioni della criminalità organizzata. Era questo, infatti, il rischio della prima versione di questa misura, contenuta nella legge di stabilità, presentata a novembre dal governo Monti. Ora invece la soglia del ricorso alla trattativa privata è stata abbassata da 450 a 100 milioni e il termine di destinazione d’uso agricolo è fissato a 20 anni, invece dei 5 previsti in precedenza.

“In questo modo, si garantiscono le condizioni fondamentali che abbiamo sempre richiesto -afferma il presidente Politi, commentando il testo del decreto attualmente al vaglio di Palazzo Madama-: la sicurezza sulla destinazione agricola per contrastare l’insidia della speculazione, la trasparenza nell’assegnazione per evitare infiltrazioni delle organizzazioni criminali la garanzia del diritto di prelazione per i giovani agricoltori”.

“Le correzioni al provvedimento ci rendono soddisfatti -rimarca il presidente dell’Agia Luca Brunelli-. E siamo sempre più convinti che, se questa misura non verrà stravolta, la dismissione dei terreni del demanio sarà veramente una grande occasione per ripristinare il ‘turn over’ nei campi italiani”, dove i giovani scarseggiano particolarmente, arrivando a sfiorare appena il 3 per cento dei conduttori d’azienda “under 35”, contro il 45 per cento degli “over 65”. Percentuali che si invertono se si guarda alla capacità di fare innovazione in azienda: sono gli agricoltori “junior”, infatti, a creare in media il 35 per cento in più del valore aggiunto, rispetto ai colleghi “senior”.

Le percentuali così basse dei giovani nell’agricoltura italiana non sono un caso, visto che dal bene terra all’accesso al credito, passando per il fardello della burocrazia, gli imprenditori agricoli alle prime armi devono percorrere un vero e proprio percorso a ostacoli. Eppure se si vuole ridare slancio al settore, la prima regola è puntare sui giovani, perché in agricoltura come in ogni altro settore sono gli unici che possono costruire un progetto aziendale di ampio respiro. Ma la difficoltà nell’accedere a un fattore produttivo fondamentale come il “bene terra” è tale da frenare l’iniziativa di chi vorrebbe avvicinarsi al settore.

“Non capiamo -ha sottolineato Brunelli- le paure che da alcune parti sono state espresse nei confronti della vendita, soprattutto per il rischio di favorire l’azione della criminalità. Eliminare l’alienazione a favore dell’affitto non è certo la soluzione auspicabile, specie se le procedure -come garantisce il provvedimento del ministro Catania- vengono rispettate nei minimi particolari. Quando si mettono in vendita immobili dello Stato, come le caserme, non si solleva alcun rilievo. Non comprendiamo perché quando si parla di agricoltura si deve sollevare un polverone. Pare molto strano che soltanto per i terreni agricoli possono esserci infiltrazioni mafiose, mentre per tutte le altre proprietà pubbliche non c’è alcun pericolo”.

Anche i giovani della Cia si erano mostrati fortemente contrari alla proposta della vendita dei terreni statali nelle precedenti proposte - a partire da quella avanzata dal ministro Romano - denunciando la pericolosità del provvedimento, in cui la vendita era un chiaro pretesto del governo per fare cassa, dal momento che non conteneva alcuna misura di tutela per chi fa davvero agricoltura a scapito di chi invece vuole speculare. Era prevista infatti solo la trattativa privata e si dava la possibilità di modificare la destinazione d’uso.

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