I carciofi “made in Italy”, un’eccellenza in difficoltà
Una produzione di qualità che paga lo scotto di una filiera non organizzata. E ora anche le speculazioni sui prezzi legate al maltempo.
Indebolita da una filiera disorganizzata e compromessa dal maltempo, la produzione del carciofo “made in Italy” quest’anno sta soffrendo particolarmente. Anche perché, ai fenomeni strutturali legati alla scarsa organizzazione della catena produttiva si sono aggiunti i fenomeni speculativi, che hanno gonfiato in modo spropositato i prezzi dell’ortofrutta, già decimata dal gelo siberiano e dal blocco dei trasporti. E di tutti gli aumenti dei listini a salire di più sono stati proprio i carciofi, rincarati nel giro di due settimane del 200 per cento, passando da 50 centesimi a 1,50 euro cadauno.
Si tratta di difficoltà che stanno minacciando un comparto d’eccellenza, in cui l’Italia primeggia non solo nella qualità, ma anche nei volumi prodotti: se nel mondo, infatti, ogni anno vengono coltivati 120 mila ettari di carciofaia, 50 mila di questi sono italiani. Ed è qui che si produce il 40 per cento dell’intera produzione mondiale: 450 mila tonnellate, cifra che fa dell’Italia il primo produttore. Tra i paesi europei seguono la Spagna con 150 tonnellate e la Francia con 50 mila. In crescita è la produzione di paesi come la Turchia e il Marocco e in particolare l’Egitto, dove si producono oltre 70 mila tonnellate.
Non ci sono dubbi, quindi, che si tratta di un delle piante tipiche del Mediterraneo, proprio come la vite e l’ulivo. Già coltivato da greci e romani, infatti, questo ortaggio ha accompagnato storia e cultura del Mare Nostrum e racchiude il profumo dei suoi fiori di prato e il retrogusto amaro di certi terreni un po’ arsi.
Ma già da tempo il carciofo ha raggiunto gli Usa e soprattutto l’Argentina che, con le sue 90 mila tonnellate, è diventata il terzo produttore mondiale. Chiaramente non poteva mancare la Cina, sia per le sue 60 mila tonnellate di prodotto, sia perché rappresenta il Paese con il più alto tasso di crescita.
Ma se l’Italia primeggia nella produzione, non è la stessa cosa per l’esportazione, dove è superata dalla Spagna e dall’Egitto, entrambi con circa 20 mila tonnellate di carciofi commercializzati all’estero. La debolezza dell’export si spiega col fatto che siamo grandi consumatori di questo ortaggio, sia del fresco che del “sottolio”, oltreché con la natura della filiera italiana, molto poco organizzata rispetto a quella dei nostri competitor. Così, soprattutto in questi ultimi anni, in molte aree questa coltivazione non riesce a remunerare i produttori. In Sardegna, per esempio, che è una delle zone più vocate, quest’anno una gran parte del prodotto non è stata addirittura raccolta. Complici la ridotta competitività e la forte concorrenza, soprattutto egiziana e spagnola, a cui si aggiunge la significativa riduzione della domanda interna, effetto della crisi economica.
Eppure l’Italia in questa produzione può vantare una qualità eccezionale e diversificata, con ben quattro certificazioni e tante altre specie tipiche: il Carciofo spinoso di Sardegna Dop, coltivato in gran parte dell’isola, profumato e tenero, adatto anche al consumo crudo. Sul litorale laziale c’è il Carciofo romanesco Igp, tondo, compatto e senza spine, dalla lunga storia, perché addomesticato, pare, dagli etruschi. Più a sud, in Campania, troviamo l’Igp del Tondo di Paestum, derivato dal romanesco, ma che nella Piana del Sele ha trovato da secoli un’areale tipico, che gli conferisce sapori particolari. In Puglia c’è l’Igp del Carciofo brindisino, molto precoce, raccolto dai primi di ottobre, tenero, adatto anche al consumo crudo. Un’altra importante zona di produzione è la Sicilia, dove si coltivano tra tanti altri, il Verde di Palermo o il Violetto catanese. Da tempo la produzione di questo ortaggio in Italia si concentra nel Centro-Sud, da Roma in giù, tranne qualche eccezione come il Carciofo violetto di Toscana o lo Spinoso di Albenga in Liguria, il Precoce di Chioggia e il Voletto di sant’Erasmo, una sorta di isola-orto tra il porto e il Lido di Venezia.
Numerosissime le eccellenze, così come le sfumature di gusto di questi ortaggi e le loro proprietà nutritive: ottimi per la funzionalità epatica e la diuresi, oltre ad avere funzione antiossidanti e anticolesterolo.







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