A Verona il mondo agricolo si confronta sulla Pac
Riuniti per l’inaugurazione di Fieragricola i presidenti di Cia, Coldiretti e Confagricoltura, il ministro Catania, De Castro e Jose Silva.
Una Pac già vecchia, prima ancora di entrare in vigore. Così si presenta l’attuale versione della riforma post 2013 secondo il ministro Catania, che rivolgendosi al commissario Ciolos dal palco della 110^ edizione di Fieragricola a Verona, ha affermato: “Questo modello di Politica agricola comune sembra scritto qualche anno fa. Non tiene in nessun conto dell’evoluzione del comparto alimentare degli ultimi sette anni. Come la volatilità dei mercati e la concorrenza delle materie prime agricole”.
Quella attuale è una bozza della nuova Pac che si presenta profondamente viziata da criteri iniqui ed “eticamente ingiusti”, perché non premiano chi fa davvero agricoltura, ma chi possiede rendite fondiarie. L’insoddisfazione del titolare del dicastero di via XX settembre nei confronti della proposta Ue si focalizza soprattutto sulla scelta della superficie come parametro fondamentale, che penalizza il settore primario italiano e in generale tutte le realtà produttive organizzate in aziende di piccola taglia. In questo modo “si dimentica il valore aggiunto delle produzioni”, ha affermato Catania. “Stiamo cercando di far capire a Bruxelles che non si può mettere sullo stesso piano un ettaro di pascolo semi-abbandonato e un ettaro coltivato con il know-how italiano”.
Sulla stessa lunghezza d’onda è il presidente della Cia Giuseppe Politi, che rimarca: “la proposta formulata dalla Commissione Ue non ci soddisfa affatto. C’è bisogno di correzioni proprio per garantire un futuro di certezze agli agricoltori. L’Italia -ha ricordato il presidente della Cia- non può accettare una redistribuzione dei fondi del primo pilastro che peggiori ulteriormente la sua posizione finanziaria, con una riduzione del 6,9 per cento del budget di risorse. Per questa ragione, al commissario europeo all’Agricoltura abbiamo sollecitato un confronto sereno e responsabile sulla riforma Pac post 2013, proprio per garantire un futuro di equità e sviluppo all’agricoltura europea”.
E comunque, secondo Politi, la partita più urgente per salvare migliaia di imprese si gioca sul tavolo del governo italiano e non di Bruxelles. “Ancora prima dell’appuntamento europeo, è indispensabile risolvere in tempi brevi le tre grandi emergenze del settore: l’Imu sui fabbricati rurali, l’aumento degli estimi catastali per i terreni agricoli e il caro-gasolio”. Solo la tassazione sugli immobili, secondo la Cia, costerebbe al settore più di 1,5 miliardi di euro, trattando strumenti di lavoro come beni di lusso e allungando ulteriormente la già lunga lista di costi produttivi. Quanto al rincaro del gasolio agricolo, che in due anni è aumentato del 150 per cento, è necessario che venga introdotto un “bonus” produttivo sia per le serre che per tutte le aziende agricole, alleggerendo così il gravoso capitolo dei costi. Altrimenti, molti agricoltori, impossibilitati a operare, sarebbero costretti a uscire dal mercato, con pesanti conseguenze di carattere sociale ed economico.
Ma, tornando alla Pac, “non è giusto che l’Italia con i primati che vanta sulla produzione, qualità e sicurezza alimentare sia il paese a pagare di più la convergenza”, afferma il presidente della Coldiretti Sergio Marini a Verona, che ha sottolineato: “Abbiamo firmato un documento comune per andare compatti a discutere a Bruxelles di politica agricola comune”.
A proposito di “greening”, invece, è il presidente della Confagricoltura Mario Guidi a precisare: “Abbiamo bisogno di una Pac che rimetta al centro la produttività agricola, che è il primo elemento di competitività. Non abbiamo bisogno di giustificare con la sostenibilità ambientale l’esistenza della Politica agricola comune. Gli agricoltori europei producono ogni giorno 300 milioni di uova, 110 milioni di litri di latte, 100 milioni di chili di carne”. Ed è questa la ricchezza da valorizzare in sede europea.
Anche il presidente della commissione Agricoltura in Parlamento europeo, Paolo De Castro, insiste sulla necessità che la Pac si concentri sull’aumento della produzione, soprattutto in un momento in cui l’allarme demografico è così elevato e la nutrizione globale nei prossimi decenni è a rischio. “Il tema della sicurezza alimentare è sufficiente a legittimare una politica agricola che deve gestire la produzione alimentare. Non è che la funzione ambientale non sia importante” precisa De Castro. “Ma non può esistere senza l’aspetto produttivo, perché non esiste sostenibilità ambientale senza sostenibilità economica”.







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