L’Europa festeggia i 50 anni della Pac
Una storia fatta di traguardi e obiettivi ancora da raggiungere. Intanto a Bruxelles procede il negoziato per la riforma post-2013.
La Pac compie cinquant’anni. Pilastro delle politiche comunitarie, ha accompagnato passo dopo passo l’evoluzione dell’Unione, contribuendo fortemente alla crescita dello spirito europeista. È molto più che una politica di settore: gli aspetti economici, sicuramente prevalenti, hanno da sempre interagito con le grandi finalità sociali e ambientali.
Sono tanti gli obiettivi raggiunti in questo mezzo secolo. Primo fra tutti l’autosufficienza alimentare, vittoria non scontata alla fine degli anni cinquanta, quando si era ancora nella fase di ricostruzione, dopo due terribili guerre mondiali succedutesi nell’arco di una generazione.
Sempre della Pac è stato il merito di limitare il drammatico spopolamento delle campagne, quando milioni di persone emigravano per fuggire dalla miseria verso le nuove “Eldorado” della modernità, fatta di industria pesante e di attività cittadine legate ai servizi. In questo modo, per molti agricoltori è stato possibile restare in campagna, con redditi dignitosi e stabili, presidiando il territorio dalle erosioni idrogeologiche. E, allo stesso tempo, i cittadini europei hanno potuto contare su un approvvigionamento stabile di derrate alimentari sicure, salutari, a prezzi accessibili e prodotte nel rispetto dell’ambiente, del benessere animale, nonché della flora e della fauna selvatica. Condizioni che tra mille limiti hanno permesso all’Europa di primeggiare tra le agricolture di qualità nel mondo, tra saperi e sapori unici, con i più alti standard igienico sanitari e una straordinaria cura del paesaggio, sempre più meta di turismo di pregio.
Altri obiettivi, invece, non sono stati pienamente raggiunti. Ancora oggi esistono forti differenze tra le singole aree del continente e, soprattutto, gli agricoltori hanno un reddito mediamente inferiore al 50 per cento rispetto a quello degli altri settori. Questo non è accettabile.
In queste settimane è stato avviato il lungo negoziato che porterà alla nuova Pac, che ci accompagnerà fino al 2020. La memoria del passato deve essere uno stimolo per il futuro, per un’agricoltura competitiva, non soltanto sostenibile, ma capace di affrontare e contribuire alle grandi sfide che abbiamo di fronte: la crescita demografica del pianeta, le grandi migrazioni, la lotta alla povertà, i cambiamenti climatici, la trasformazione delle fonti energetiche.
Insomma, nonostante l’opinione diffusa di un settore in “declino”, fortunatamente i dati del censimento agricolo europeo ci dicono invece che grazie alla Pac e alla capacità imprenditoriale degli agricoltori, sono circa 40 milioni i lavoratori impiegati nelle aziende europee e di fatto nell’Ue un posto di lavoro su sei dipende dalla produzione agricola. La catena alimentare, dagli agricoltori ai trasformatori, rappresenta inoltre il più grande settore economico dell’Unione e i produttori gestiscono il 45 per cento del territorio europeo.
Ancora oggi, quindi, abbiamo bisogno di una Pac forte, che assicuri competitività e futuro soprattutto ai giovani imprenditori, condizioni di vita nelle campagne equivalenti alle aree urbane e sviluppo dei territori, valorizzando la capacità dell’uomo di continuare a interagire positivamente con la natura.







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